Il dolore non è un destino, ma un segnale da decodificare

Intervista al Dottor Murtigni, fondatore del centro Antalgos a Prato.

Cosa trasforma un centro medico in un punto di riferimento per il territorio? Non sono solo le mura, ma la visione scientifica che ne guida l’operato. Lo abbiamo chiesto al fondatore il Dottor Murtigni di Antalgos, il centro di Prato specializzato nella gestione del dolore e nella salute multidisciplinare. In questa conversazione approfondiamo l’approccio clinico che permette di trattare patologie complesse con tecniche mininvasive.


D: Dottore, partiamo dalle basi. Cos’è per Antalgos la “Terapia del dolore”?

R: Molti pensano che la terapia antalgica o medicina del dolore sia solo una gestione dei sintomi tramite farmaci. In realtà, è una disciplina medica complessa che si occupa di interrompere i meccanismi di trasmissione del dolore. Quando un dolore diventa cronico, si verifica un fenomeno chiamato sensibilizzazione centrale: il sistema nervoso “impara” a sentire dolore anche quando lo stimolo iniziale è cessato. Il nostro lavoro consiste nel “resettare” questi circuiti attraverso protocolli personalizzati.

D: Uno dei vostri punti di forza sono le infiltrazioni ecoguidate. Qual è il vantaggio scientifico rispetto alle tecniche tradizionali?

R: La precisione è tutto. Eseguire un’infiltrazione “alla cieca” comporta un margine di errore fisiologico. Grazie all’imaging ecografico in tempo reale, il medico può visualizzare l’esatta struttura anatomica — tendini, legamenti o spazi articolari — e guidare l’ago con precisione millimetrica. Questo ci permette di depositare il farmaco (che sia un antinfiammatorio, acido ialuronico o collagene) esattamente nel focus del processo flogistico (infiammatorio), massimizzando l’efficacia e riducendo drasticamente gli effetti collaterali sistemici.

D: Parliamo di ozonoterapia, un trattamento molto richiesto ma spesso poco compreso. Come agisce sul corpo?

R: L’ossigeno-ozonoterapia è una pratica medica che sfrutta le proprietà biochimiche dell’ozono. Scientificamente, agisce su più fronti: ha un potente effetto antinfiammatorio e antiedemigeno, migliorando la microcircolazione locale e favorendo l’ossigenazione dei tessuti. Nel caso delle ernie del disco, ad esempio, l’ozono favorisce la disidratazione del materiale fuoriuscito, riducendo la compressione sulle radici nervose. È una terapia naturale, ma basata su rigorose evidenze cliniche.

D: Dottore, spesso si parla di “approccio multidisciplinare” come di uno slogan. Cosa significa concretamente dentro le mura di Antalgos?

R: È l’esatto opposto della “medicina a compartimenti stagni”. Tradizionalmente, se hai un dolore all’anca vai dall’ortopedico, se hai un problema ormonale vai dal ginecologo. Ma il corpo umano non funziona a silos. In Antalgos, la multidisciplinarietà è un metodo di lavoro codificato.

Faccio un esempio clinico: una paziente che soffre di dolore pelvico cronico. Spesso questo sintomo è un crocevia di diverse problematiche. In Antalgos, il caso viene analizzato contemporaneamente sotto tre lenti:

  1. Ginecologica: per escludere o trattare cause organiche (come l’endometriosi).
  2. Endocrinologica: per gestire la componente ormanale.
  3. Fisioterapia Pelvica: per valutare come il dolore abbia cambiato il modo in cui la paziente cammina o sta seduta.

D: Molti pazienti cercano soluzioni per l’ernia del disco o dolori articolari senza chirurgia. Come interviene l’ozonoterapia in Antalgos?

R: L’ossigeno-ozonoterapia è una colonna portante del nostro centro. Scientificamente, agisce sfruttando le proprietà biochimiche di una miscela di gas che ha un potentissimo effetto antinfiammatorio, antiedemigeno e antidolorifico. Nel caso delle discopatie, l’ozono accelera la riduzione del volume dell’ernia e migliora la microcircolazione locale. È un trattamento mini-invasivo che eseguiamo in regime ambulatoriale, permettendo al paziente di tornare subito alle proprie attività, ma con una base scientifica solida e comprovata da numerosi protocolli internazionali.

D: E per quanto riguarda la fisioterapia? Come si integra con la gestione del dolore?

R: In Antalgos, la fisioterapia non è “ginnastica”, ma riabilitazione funzionale mirata. Dopo aver spento la fase acuta del dolore con le terapie mediche, interviene il fisioterapista. Il suo ruolo è fondamentale per correggere i compensi posturali errati che il dolore ha causato. Utilizziamo tecniche manuali e strumentali per restituire al paziente la mobilità articolare e la forza muscolare. È il ponte necessario per passare dalla “fine del dolore” al “ritorno alla vita attiva”.

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D: Questo significa che i vostri medici si parlano tra loro per ogni paziente?

R: Esattamente. Abbiamo eliminato il “paziente-postino” che deve portare i referti da un medico all’altro spiegando ogni volta la propria storia.

Questo approccio riduce drasticamente il tempo di diagnosi e ottimizza il percorso terapeutico. Non sommiamo semplicemente le cure, le integriamo per creare una sinergia: ad esempio, prepariamo i tessuti con la medicina estetica o la terapia fisica prima di interventi più profondi, o supportiamo il recupero funzionale con protocolli antalgici specifici.

D: C’è anche una componente di “benessere estetico” in questa visione integrata?

R: Assolutamente sì. La pelle è un organo spia. Spesso un inestetismo o un’infiammazione cutanea sono legati a squilibri interni, ormonali o infiammatori. Trattare la Medicina Estetica all’interno di una cornice medica multidisciplinare significa garantire sicurezza clinica e risultati che non sono “maschere”, ma il riflesso di una salute interna ritrovata. Curare l’estetica in un centro dove si cura il dolore significa avere una sensibilità estrema verso la delicatezza dei tessuti e il comfort del paziente.

D: Qual è il futuro della clinica Antalgos?

R: La frontiera è la medicina rigenerativa. Stiamo andando verso trattamenti che non si limitano a spegnere l’infiammazione, ma aiutano il corpo a riparare i propri tessuti. La nostra missione rimarrà però la stessa: utilizzare la scienza più avanzata per restituire al paziente la propria autonomia e una qualità della vita che il dolore gli aveva sottratto.

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